Impianti dentali dopo i 60 anni: si può fare? Tutto quello che devi sapere
Dott. Nicolò Galeazzi — Odontoiatra esperto in Parodontologia e Implantologia · Master II Liv. Policlinico Gemelli, Roma · Socio Ordinario SIdP · profilo completo
Pubblicato: · Ultima revisione clinica:
Fonti: linee guida EFP, SIdP, letteratura peer-reviewed indicata nel testo.
"Ho 65 anni, posso ancora fare un impianto?"
È una delle domande che mi sento fare più spesso, è la risposta quasi sempre sorprende: sì, si può fare. L'età anagrafica, da sola, non è una controindicazione agli impianti dentali.
Quello che conta non è quanti anni hai, ma come sta il tuo osso, come stanno le tue gengive, e quali condizioni di salute generale hai. Ci sono settantenni con osso eccellente è un impianto riuscito perfettamente. E ci sono quarantenni con parodontite non trattata che non possono fare un impianto finché la situazione gengivale non è sotto controllo.
In questo articolo ti spiego cosa cambia dopo i 60 anni, cosa devo valutare prima di procedere, e qual è il percorso corretto — quello che nel mio studio a Osimo seguiamo con ogni paziente.
Perché l'età non è la variabile decisiva
L'implantologia moderna si basa su decenni di ricerca clinica. I dati sono chiari: il tasso di successo degli impianti nei pazienti over 60 è comparabile a quello nei pazienti più giovani, a parità di condizioni generali di salute. Se una delle tue preoccupazioni riguarda il fastidio dell'intervento, leggi anche impianti dentali e dolore: cosa aspettarsi davvero.
Un lavoro pubblicato sul Journal of Dental Research (Bryant e Zarb, 2002) e confermato da successive revisioni sistematiche ha dimostrato che non esiste una correlazione significativa tra età e fallimento implantare, quando le condizioni cliniche sono adeguatamente valutate prima della chirurgia.
Quello che cambia con l'età non è la capacità del corpo di integrare l'impianto — il titanio si osteointegra anche a 70 anni — ma alcuni fattori che possono richiedere un'attenzione maggiore nella pianificazione:
- La qualità e quantità dell'osso disponibile può essere ridotta
- La presenza di malattie sistemiche richiede una valutazione medica più attenta
- La terapia farmacologica può influenzare la guarigione
- Le gengive, se hanno già avuto problemi, potrebbero necessitàre di un trattamento preliminare
Tasso di successo degli impianti a 10 anni negli over 60: >90–95% — paragonabile ai pazienti più giovani quando le condizioni cliniche di partenza sono adeguate.
Cosa cambia dopo i 60 anni: le variabili da valutare
1. Lo stato delle gengive
Questo è il punto su cui insisto di più con tutti i miei pazienti — indipendentemente dall'età.
Un impianto su gengive malate è destinato a fallire.
I batteri della parodontite non spariscono con l'inserimento di un impianto. Se sono presenti, attaccheranno anche l'impianto, causando una condizione chiamata peri-implantite — un'infezione intorno all'impianto che distrugge l'osso che lo sostiene.
Per questo, nel nostro studio a Osimo, il percorso inizia sempre da una visita parodontale. Se c'è parodontite, si tratta prima. Solo quando le gengive sono sane e stabili si procede con la pianificazione implantare.
2. La qualità e quantità dell'osso
Con l'avanzare dell'età — e soprattutto dopo anni dall'estrazione di un dente — l'osso della mascella tende a riassorbirsi. In questi casi esistono soluzioni:
- Rigenerazione ossea guidata (GBR): innesto di osso sintetico o autologo per ricreare il volume necessario
- Impianti corti o stretti: in certi casi possono essere inseriti anche con volume osseo ridotto
- All-on-4 o All-on-6: protocolli per la riabilitazione completa dell'arcata con pochi impianti posizionati strategicamente
La pianificazione con TAC Cone Beam 3D permette di misurare con precisione millimetrica il volume osseo disponibile e pianificare la posizione degli impianti prima di toccare il paziente.
3. I farmaci è le condizioni sistemiche
Alcune terapie farmacologiche richiedono attenzione prima degli impianti:
- Bifosfonati (usati per l'osteoporosi): possono influenzare la guarigione dell'osso. Non sono una controindicazione assoluta, ma vanno valutati caso per caso.
- Anticoagulanti (warfarin, NAO): richiedono coordinazione con il cardiologo prima della chirurgia.
- Corticosteroidi a lungo termine: possono rallentare la guarigione.
- Chemioterapia o radioterapia al distretto testa-collo: controindicazione temporanea o permanente, da valutare individualmente.
La sequenza corretta per un impianto riuscito
Sondaggio delle tasche gengivali, TAC Cone Beam 3D, analisi della qualità ossea, valutazione dei fattori di rischio sistemici.
Se ci sono carie, denti compromessi da estrarre, o parodontite attiva, si trattano prima. Non si inserisce un impianto in un ambiente infetto.
Se l'osso è insufficiente, si può eseguire un innesto osseo e attendere 4–6 mesi per la maturazione prima di inserire l'impianto.
L'impianto viene inserito seguendo una guida chirurgica digitale progettata sulla TAC. Più preciso, più veloce è meno invasivo.
Il periodo di osteointegrazione dura in media 2–4 mesi. Al termine, si monta la corona definitiva.
L'impianto dura nel tempo solo con un mantenimento regolare. Visite di controllo ogni 6 mesi e programma parodontale attivo se necessario.
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I dati a lungo termine mostrano che gli impianti possono durare decenni — anche tutta la vita — se le condizioni di partenza erano buone è il mantenimento è stato rispettato. Se vuoi approfondire il tema economico, leggi la nostra guida su quanto costa un impianto dentale.
Il fattore di rischio principale non è l'età di inserimento, ma:
- La salute delle gengive (parodontite non trattata = rischio peri-implantite)
- Il fumo (riduce l'apporto di sangue ai tessuti e compromette la guarigione)
- Il diabete non controllato
- La mancanza di mantenimento regolare
Ogni caso viene valutato individualmente. Questa tabella è orientativa, non sostitutiva della valutazione clinica.
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In sintesi
- L'eta non e un ostacolo per gli impianti: il tasso di successo negli over 60 supera il 90-95%
- La salute delle gengive conta piu dell'eta anagrafica — un impianto su gengive malate e destinato a fallire
- La chirurgia guidata riduce i rischi anche nei pazienti anziani, con una pianificazione attenta su osso, farmaci e condizioni generali
Conclusione
Avere più di 60 anni non significa rinunciare ai denti fissi. Significa pianificare con più attenzione — partendo dalle gengive, dalla qualità dell'osso e dalla situazione medica generale.
Se hai un dente mancante da anni, o stai valutando l'impianto dopo un'estrazione recente, il primo passo è una visita di valutazione. Non un preventivo al telefono, non una promessa vaga: una valutazione clinica vera, con TAC e sondaggio parodontale, che ti dica esattamente cosa si può fare e come.
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